CULTURA > ARCHIVIO INIZIATIVE > LA VIA CRUCIS DI FERRARIOFRERES
LA VIA CRUCIS DI FERRARIOFRERES
La chiesa dell'Ospedale di Bergamo, inaugurata nel 2014, custodisce una Via Crucis, concepita dal collettivo artistico Ferrariofrères come un’unica grande narrazione in cui sono raffigurati simultaneamente diversi episodi della Passione e Morte di Gesù, ambientato in una Bergamo immaginaria. L'opera, di cui il Museo Bernareggi conserva la prima versione, prende le mosse dalla convinzione chel "a croce di Dio ha voluto essere il dolore di ciascuno; e il dolore di ciascuno è la croce di Dio" (Mario Pomilio). 

nella chiesa dell'Ospedale di Bergamo
LETTURA DELL'OPERA

Il percorso della rappresentazione inizia dalla porta in alto a sinistra con l’entrata in Città e si conclude con la Deposizione nel sepolcro in alto a destra. In base a questo percorso sono stati posizionati i diversi gruppi. Le scene nell’orto di Getsemani e quella con Ponzio Pilato avvengono nel primo piano esterno alla cinta muraria. Sulla collina di destra che è riferibile al Golgota avvengono le scene della crocifissione, della morte e della deposizione.
All’interno delle mura avvengono le scene dell’ultima cena, Cristo di fronte a Caifa, flagellazione, le due cadute , l’incontro con la Veronica, la negazione di Pietro e l’incontro con le donne di Gerusalemme. Sulle rampe d’accesso allele due porte abbiamo l’episodio di Simone di Cirene e il Cristo che si intrattiene con alcuni bambini.
Questo l'elenco delle scene: 1 Entrata in Gerusalemme , 2Ultima cena , 3 Preghiera in Getsemani, 4 Arresto nell’Orto degli Olivi, 5Comparsa davanti a Caifa, 6 Comparsa davanti a Pilato, 7 Flagellazione, 8 Preparazione alla salita al Calvario, 9 Cristo parla alle donne di Gerusalemme, 10 Negazione di Pietro, 11 Prima Caduta del Cristo, 12 Seconda Caduta del Cristo, 13 Terza Caduta del Cristo, 14 Accanimento dei carnefici, 15 Simone di Cirene, 16 Cristo è inchiodato alla croce, 17 Il buon ladrone, 18 Innalzamento della Croce, 19 Morte di Cristo, 20 Cristo messo nel sepolcro.
Sul primo baluardo è posta la scena di San Francesco che ammansisce il lupo  in un' ambientazione che ricostruisce un giardino con erbe e fiori di campo di dimensioni più grandi del normale . Il tema della natura che partecipa al dolore della Passione di Cristo è proposto con l’inserimento di piante autoctone ed esotiche che sono state poste a contorno della scenografia delle singole stazioni della Via Dolorosa.

COMMENTO

Pubblichiamo un commento all'opera scritto dal nostro direttore scientifico, don Giuliano Zanchi.

Una pratica devozionale antica
La Via Crucis è innanzitutto una tradizione cristiana, dove vengono rievocati gli ultimi attimi della vita di Gesù, dalla consegna della croce fino alla crocefissione. Questa tradizione non è nata in seguito agli eventi storici che riguardano Gesù Cristo, al contrario, la sua tradizione ha dovuto attendere quasi 1300 anni, probabilmente su iniziativa dei vari ordini monastici, specie quello Domenicano e Francescano.
Originariamente la vera Via Crucis comportava la necessità di recarsi materialmente in visita presso i luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte. Dal momento che un tale pellegrinaggio era impossibile per molti, la rappresentazione delle stazioni nelle chiese rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente. Le rappresentazioni dei vari episodi dolorosi accaduti lungo il percorso contribuivano a coinvolgere gli spettatori con una forte carica emotiva. Tale pratica popolare venne diffusa dai pellegrini di ritorno dalla Terrasanta e principalmente dai Minori Francescani che, dal 1342, avevano la custodia dei Luoghi Santi di Palestina.
Fu Clemente XII ad estendere, nel 1731, la facoltà di istituire la Via Crucis in tutte le chiese. La collocazione delle stazioni all'interno della chiesa doveva rispondere a norme di simmetria ed equidistanza: il corretto espletamento delle pratiche devozionali consentiva di acquisire le stesse indulgenze concesse visitando tutti i Luoghi Santi di Gerusalemme. Oggi tutte le chiese cattoliche dispongono di una "via dolorosa", o almeno di una sequenza murale interna.

La via Crucis dei Ferrariofreres
Mentre nel mondo latino e mediterraneo si è diffusa una iconografia costruita sulle quattordici scene rappresentate in altrettanti quadri distinti, disposti in sequenza lungo il perimetro della chiesa quasi a far camminare il fedele lunga una vera e propria via, nel mondo nordico e fiammingo si è sviluppata fra il quattrocento e il cinquecento la tradizione di riunire tutte le scene della passione in un unico quadro d’insieme, a sottolineare il significato sintetico che i vari momenti della passione assumono nell’unico atto di dedizione di ci Gesù si rende protagonista. Quasi a raccogliere in un solo grande sguardo l’intero avvenimento della passione. Nella pittura fiamminga inoltre le scene della passione vengono ambientate in una sorta di Gerusalemme fantastica, immaginaria, costruita sullo stampo delle fiorenti città del nord Europa, ricomponendo con grande creatività i prototipi architettonici dei centri gotici del tempo. In modo coerente a questa scelta ambientativa le scene di passione della pittura fiamminga riflettevano anche, nelle tipologie delle figure umane, nel loro abbigliamento e nei dettagli del loro stile di vita, tutta l’attualità della vita quotidiana di una città delle Fiandre alla fine del medioevo. L’idea era quella di suggerire l’efficacia attuale della passione di Gesù, come se essa avvenga in realtà in ogni presente della storia umana.
A questa tradizione si è ispirato il collettivo artistico Ferrariofreres. Come dice il nome non si tratta di un solo artista, ma di un gruppo di lavoro che, mettendo assieme diverse competenze, produce un’opera artistica come frutto di un pensiero e di un impegno comune. Il gruppo Ferrariofreres non lavora più naturalmente come i pittori fiamminghi e neppure secondo le tradizionali discipline delle arti figurative. Il suo mondo espressivo si muove soprattutto attraverso le potenzialità che offre la tecnica fotografica. Tutto parte da riprese fotografiche di base, ulteriormente lavorare con tecniche di ritocco anche pittorico, poi ricomposte creativamente in uno scenario sintetico. Si potrebbe dire che è una sorta di collage fotografico con interventi di pittura. Si tratta di un lavoro molto laborioso ma alla fine assai suggestivo. In questo caso, come si può vedere, i Ferrariofreres hanno attinto la loro ispirazione dall’antico mondo fiammingo, rinnovando la scelta di una unica visione sintetica che raccoglie tutte le scene della passione e di una attualizzazione degli eventi nei luoghi e nei volti di situazioni del presente.
La passione di Gesù, come si vede, viene difatti ambientata in una sorta di Bergamo immaginaria, costruita attraverso il rimontaggio dei veri monumenti della città, fotografati, lavorati e ricomposti a formare città mai esistita, eppure riconoscibile. Una Bergamo da favola, dal volto fiammingo, sintetizzata nei suoi luoghi più noti, stipati e compressi dentro la cornice. Le figure che pullulano in questo mondo immaginario costruito coi frammenti di quello noto, sono a loro volta persone reali, che vivono in questa città, amici degli artisti, oppure persone che hanno un ruolo nella vita pubblica, anch’esse fotografate e ricollocate nell’insieme ad assumere un ruolo nel dramma della passione.
Persone vere della vita reale della Bergamo di oggi diventano personaggi di una passione che avviene nel presente. L’insieme della scena comunica un senso di pienezza e di ordine, ma nello stesso tempo ci confusione e di ingombro. Sembra non esserci uno spazio libero. Si vedono oltretutto animali ovunque, specie esotiche a ricordare le origine orientali di questo evento che si attualizza a Bergamo, ma anche una botanica selvaggia e improbabile, in cui la nostra città sembra essersi improvvisamente risvegliata in mezzo a un oasi lussureggiante. In questo contesto così stravagante e saturo appaiono le singole scene della passione, che quasi bisogna sforzarsi di cercare e di riconoscere, come se il dramma della passione, così importante e decisivo, avvenisse in fondo nel contesto di una storia distratta, dove gli uomini seguitano a fare le loro cose ignari di quello che Dio sta facendo per loro. L’abbassamento di Dio al livello dell’uomo significa anche questa indifferente cagnarra che circonda il grande gesto di Gesù. Egli è ovunque, ma non occupa mai il centro della scena. Quello che si vede è sempre questo affascinante caotico contraddittorio mondo riassunto nel collage di una città immaginaria.
Ma dentro questa visionaria attualizzazione della passione di Gesù i Ferrariofreres hanno inserito una presenza apparentemente incongrua ma in realtà del tutto coerente. In mezzo alle scene della passione spuntano qua e là la figura di san Francesco. Francesco come si è detto è una delle fonti ispiratrici della devozione legata alla via crucis. Ma soprattutto Francesco è stato un cristiano che per restituire autenticità e vitalità alla testimonianza evangelica a riscoperto il radicalismo del messaggio di Gesù e soprattutto condiviso nella sua esistenza i segno della passione.
Francesco sta qui dentro a impersonare il discepolo di ogni tempo e di ogni luogo che traduce nella sua vita il senso della passione di Gesù. In primo piano Francesco appare in compagnia del lupo, ricordando l’episodio di ammansimento del male, di riscatto, di rinascita, che spiega il senso della passione e della morte di Gesù. Il male viene vinto e disinnescato da chi coraggiosamente accetta di portarlo su di se senza farlo rimbalzare amplificato sugli altri. Francesco, già in vita, era chiamato alter Cristus.
I Ferrariofreres ci fanno vedere, con questa opera affezionata alla tradizione ma profondamente originale e piena di sorprese, che anche l’arte di oggi è ancora capace di avvolgere il messaggio cristiano in una forma accessibile ai nostri occhi e al nostro cuore. Non troviamo qui le scene della pittura a cui forse siamo abituati. Tuttavia vediamo qualcosa che accende i nostri sensi e illumina le nostre menti. Provoca i nostri occhi a cercare nel dedalo delle figure il filo rosso degli avvenimenti, proprio come quando scrutiamo fra le parole del testo evangelico per estrarre il senso della speranza che esse nello stesso tempo nascondono e rivelano.

-

Ma la storia delle vittime è di per sé la storia di Dio. Solo che mi accorgo adesso di non averlo saputo dire. Ma perché - osserverete voi - ho detto che la storia delle vittime è la storia stessa di Dio? Perché ogni qualvolta un innocente è chiamato a soffrire egli recita la Passione. Che dico recitare. Egli è la Passione. Non nel senso che il Signore voglia rinnovato in lui il proprio sacrificio, come pure per errore pensato altre volte, ma nel senso che è egli stesso a crocifiggersi in lui. Potrà parervi disperante questo Dio disarmato. E invece che cosa c'è - riflettiamoci bene - di più consolante che questa solidarietà non di forza e di giustizia, ma di compassione e d'amore? In verità è questo, semplicemente, amico mio: la croce di Dio ha voluto essere il dolore di ciascuno; e il dolore di ciascuno è la croce di Dio.

[Mario Pomilio, Il Natale del 1833]