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IL CROCIFISSO DI ANDREA MASTROVITO
La vetrata dell'abside della chiesa dell'Ospedale di Bergamo
GV 19, 30 - È compiuto

PER UNA LETTURA DELL'OPERA NEL SUO CONTESTO

“Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). 

Quando si entra in chiesa dell'Ospedale di Bergamo non si può non essere attratti della grande Crocifissione che si staglia sull’altare. Il vetro e l’oro la fanno risplendere. L'evangelista Giovanni rilegge l’intera creazione del mondo alla luce della morte in croce di Gesù. È la risposta che consegna alla comunità dei credenti. Sulla croce la gloria del Risorto appare nel momento più nero. Quando “si fece buio su tutta la terra”, l'amore di Gesù dischiuse un nuovo cielo. Per l’evangelista il costato aperto di Gesù come quello del nuovo Adamo da cui nasce la Nuova Umanità.  Il Monte Calvario diventa allora il nuovo giardino dell'Eden, quello in cui ci sono sepolcri dove nessuno mai era stato sepolto e in cui nessuno dovrà più rimanere prigioniero della morte. È la croce la vera forza magnetica del discepolato. È dalla Croce che nasce la fede e dalla Croce che essa si alimenta, diviene vera, cresce, si irrobustisce, trasformandosi per il discepolo di Gesù in amicizia e sequela.
Un crocifisso di vetro perché la luce venisse incontro a chi lo contempla. Il vetro è stato scelto, oltre che per la sua capacità di riflettere catturare e trasformare la luce, per lasciare intendere ai credenti che il passaggio, il cammino della fede verso la luce non può che passare attraverso la purificazione della sofferenza, causata dalla fragilità dell'animo umano. Il vetro, fragile per sua natura, è anche pericoloso nel momento in cui, spezzato, diventa tagliente, acuminato come le spine della corona, ed è simbolo delle difficoltà, del pericolo e delle ferite che il discepolo si deve aspettare nel seguire Cristo sulla croce.
Un nuovo Eden in cui tutto è già stato redento
Tutta la chiesa è un giardino rigoglioso. Stefano Arienti ha graffiato con una sofistica tecnologia il cemento delle pareti per dare alla luce del cielo la forza di dischiudere lo sguardo sul giardino della speranza, in un clima di silenzio e di serena interiorità. Anche Andrea Mastrovito immerge il suo Crocifisso in un giardino. Certo riprende l’immagine di giardino mediterraneo di Stefano Arienti, ma soprattutto rilegge fedelmente il Vangelo di Giovanni che riporta che “nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto” (Gv 19,41). Attorno alla Croce sono disposti diversi alberi, dapprima secchi, poi più rigogliosi, fino a creare una grande quinta naturale che incornicia la rappresentazione della Crocifissione dell'abside maggiore, sia il tabernacolo e la Pietà nelle tre absidi laterali: tre finestre su un unico paesaggio naturale.
I vari livelli delle montagne retrostanti il Golgota, il Golgota stesso (diviso su più piani per indicare la tridimensionalità e l'asperità della salita), la Croce, il Cristo e infine tutta la vegetazione sono vetrate poste su piani differenti, tutte sovrapposte ma non attaccate, in modo che l'aria e la luce, circolando liberamente tra i vetri, rendano viva e vibrante l'immagine del Cristo. È un altro modo per restare fedeli alla teologia del Vangelo di Giovanni, secondo la quale la salvezza e la gloria di Dio si manifestano primariamente sulla croce col sacrificio del Figlio.
Un ultimo sguardo al Crocifisso. La corona di spine e i chiodi brillano come stelle. Sono punti d’oro zecchino. “per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,5). Tutto è stato redento in Gesù Cristo col suo sacrificio sulla croce. Tutto è già stato salvato in Lui. All’uomo spetta unirsi al sacrificio di Gesù per annunziare questo amore infinito di Dio. Chi vive dentro questo amore, vive già l’eternità, perché vive con Dio.

Descrizione Tecnica delle vetrate

Vetro stratificato extrachiaro
e vetro soffiato, sagomato, dipinto a grisaille, cotto gran fuoco e resinato
Le vetrate absidali della chiesa di San Giovanni XXIII presso il nuovo Ospedale di Bergamo sono state realizzate dal maestro vetraio Lino Reduzzi, da un’idea e su progetto di Andrea Mastrovito. L’intervento artistico si fonda su una autentica reinvenzione del concetto tradizionale di vetrata: l’artista ha sviluppato una suggestiva narrazione collocandola in una scenografia tridimensionale composta da più livelli prospettici, conferendo così reale profondità all'opera. Ogni vetrata è costituita da tre telai metallici appositamente studiati, che, oltre ad avere la funzione strutturale di sostenere le lastre di vetro, scandiscono la suddivisione dello spazio nei vari livelli di profondità .
Le superfici istoriate sono state successivamente realizzate con vetro soffiato a bocca trasparente, dipinto a grisaille dell'artista, cotto gran fuoco e infine resinato al supporto. La doratura dei fondali delle tre absidi è stata realizzata mediante preparazione a mordente del supporto e applicazione di foglie d'oro zecchino libero 24 kt di grammatura media.

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