• Incontri
Le Vie del Sacro

I tesori nascosti

Pasquetta sulle Vie del Sacro 2026

Quando

6 Aprile 2026

Dove

Città Alta, BG

Descrizione

I luoghi che saranno attraversati nel pomeriggio di Pasquetta 2026: un itinerario nella bellezza tra le chiese, i monasteri, i musei e i cortili dei palazzi di Città Alta.

BATTISTERO

È culla di fede, grembo d’acqua e luce, luogo dove il cristiano rinasce e dà avvio al suo cammino nel mondo. La sua forma ottagonale richiama il compiersi del tempo, la Risurrezione, la nuova creazione che si schiude, segno di un’esistenza trasfigurata. Qui si celebra la vita che entra in un tempo nuovo: mediante il Battesimo si muore al peccato per risorgere con Cristo, avvolti dalla Grazia che sostiene e rinnova. All’esterno, otto Virtù ve-

gliano come pilastri: tra esse, la Speranza, àncora salda in Cristo, sostiene nella prova e conduce alla pienezza della vita. Un ramo fiorito ne è l’emblema: chi confida in Dio vedrà i frutti della vita, mentre colui che perde la speranza, raffigurato al di sotto, resta nel buio della disperazione.

CATTEDRALE DI SANT’ALESSANDRO

Nel cuore della città antica, la Cattedrale, con la sua candida facciata, si innalza come centro spirituale della Diocesi e custode di una storia millenaria. La luce calda e dorata dell’interno, le forme armoniose e slanciate, le numerose opere d’arte che la arricchiscono, la rendono luogo di raccoglimento e meditazione in cui ogni gesto liturgico è carico di memoria e significato. Tra le tele collocate nel presbiterio colpisce la pala con il Martirio di San Giovanni Vescovo, realizzata nel 1745 da Giambattista Tiepolo, che rappresenta un momento di truce violenza come culmine di un’esistenza donata, illuminato dalla luce celeste che irrompe dall’alto e coronato dall’apparizione dell’angelo che porta la palma del martirio, segno di speranza della gloria futura, che supera la morte e che illumina il cammino dei fedeli.

MADONNA DEI COLOMBI E CATTEDRA

Tra le opere che arricchiscono la Cattedrale, la Madonna dei Colombi di Giovanni Cariani, tavola dipinta tra il 1524 e il 1528 , accoglie il fedele con la semplicità discreta di un’immagine nata dalla devozione e consacrata dal tempo. La scena della Presentazione al Tempio, con le due colombe dell’offerta rituale in primo piano, coinvolge direttamente chi guarda, chiamandolo a farsi parte viva del racconto evangelico. Accanto ad essa, la Cattedra Vescovile, scolpita nel 1705 da Andrea Fantoni con raffinata maestria, si erge come segno visibile della continuità della fede trasmessa di generazione in generazione. Non semplice trono, ma luogo della Parola e del magistero, i suoi intagli, che richiamano la Dedicazione del Tempio di Salomone e l’unzione di Davide, ricordano che guidare una comunità è prima di tutto un atto di servizio e di responsabilità.

MUSEO DELLA CATTEDRALE

Lo scavo archeologico che ha riportato alla luce i resti dell’antica cattedrale di San Vincenzo ha rivelato anche una serie di oggetti, oggi conservati nel Museo della Cattedrale. Tra questi si trovano alcuni rarissimi reperti riconducibili ad un corredo funerario, preservatisi all’interno di un sarcofago di età paleocristiana riutilizzato in epoca medievale, grazie alla formazione al 

suo interno di un particolare microclima. Un paio di calzari di seta e un insolito bastone decorato: due oggetti che rimandano alla condizione del pellegrino, testimonianze di un cammino, compiuto da qualcuno di cui non si conosce l’identità ma la cui memoria è tramandata proprio nel luogo che custodisce la lunghissima storia della comunità cristiana a Bergamo.

TEMPIETTO DI SANTA CROCE

Il piccolo edificio quadrilobato, che si trova incastonato, come una gemma preziosa, tra l’imponente basilica di Santa Maria Maggiore e il palazzo della Curia Diocesana, resta nascosto allo sguardo di chi si aggira per i monumenti di piazza Duomo. Di origine medievale, al suo interno conserva un ciclo di affreschi cinquecenteschi che raccontano le Storie della Vera Croce. Simbolo e strumento della Passione e della Morte di Gesù, la Croce è il mezzo tramite cui si è fatto carico dei peccati compiuti dall’umanità; essa è la sorgente della speranza di redenzione per gli uomini di ogni tempo.

CHIESA DI SAN SALVATORE

Questa chiesa, di origine molto antica, è oggi dedicata a Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù. Soprattutto a partire dagli anni ‘70 dell’Ottocento, quando sull’altare maggiore venne collocata la statua lignea della Madonna che sorregge il Bambino a braccia spalancate, divenne meta di particolare devozione, tanto che ancora oggi viene chiamata “Madonna dei disperati”. Un tempo a lei si rivolgevano gli utenti di un vicino banco dei pegni, ma ancora oggi rappresenta un rifugio speciale per i fedeli in cerca di conforto. Al suo interno un tenero San Giuseppe, dipinto da Giovan Battista Tiepolo mentre abbraccia affettuosamente Gesù Bambino, evoca l’immagine di un padre accogliente e amorevole.

MONASTERO DI SANTA GRATA IN COLUMNELLIS

Tra le vie medievali di Città Alta si cela il monastero benedettino di Santa Grata in Columnellis, il più antico monastero claustrale della città, che custodisce le spoglie della Santa di cui porta il nome. Entrando in chiesa, avvolti nel silenzio che ammanta questo luogo sacro, gli occhi vengono catturati dal dipinto che raffigura la Madonna con il Bambino in gloria tra i Santi Grata, Lupo, Esteria, Caterina d’Alessandria, Scolastica, Benedetto e Vincenzo di Enea Salmeggia che domina l’altare maggiore. La tela presenta i Santi protettori della città e del monastero come esempio morale e di fede per i devoti, che possono sperare nella salvezza affidandosi alla loro intercessione presso Gesù Bambino, stretto amorevolmente tra le braccia di Maria, Madre di tutti.

CHIESA IPOGEA SEMINARIO

Nascosta sotto il colle di San Giovanni, la chiesa ipogea è il cuore spirituale del Seminario Vescovile Giovanni XXIII, collocata in posizione centrale rispetto all’intero complesso. Progettata dagli architetti Sonzogni e Pizzigoni e inaugurata nel 1967, essa non somiglia a nessuna chiesa tradizionale: Pizzigoni rinuncia agli elementi consueti che identificano un edificio sacro, creando una sorta di caverna in cui tutto è modulazione di curve, su cui gioca la luce come vero elemento mistico e religioso. La pianta ellissoidale e la grande vetrata che proietta lo sguardo sul sagrato e, oltre, sulla città, trasformano lo spazio in un luogo sospeso tra la terra e il cielo, tra il silenzio del sottosuolo e l’apertura al mondo. Affreschi antichi e contemporanei dialogano tra loro in un percorso che unisce memoria e presente, custodendo la storia di una comunità formata alla fede da oltre quattro secoli.

DOMUS MAGNA

Sede della Fondazione MIA in via Arena, la Domus Magna porta nel suo nome — “la casa grande” — tutta la densità di una presenza che attraversa secoli di vita cittadina. Di qui passarono Lorenzo Lotto e l’intarsiatore Francesco Capoferri, gli architetti, i pittori e gli scultori che realizzarono la decorazione barocca di Santa Maria Maggiore, insieme a musicisti e cantanti chiamati da mezza Europa a far parte della prestigiosa cappella musicale della basilica. Ma fu anche luogo di carità concreta, dove veniva distribuito gratuitamente il pane. Bellezza e solidarietà, arte e carità: tutto convive, stratificato, tra queste pietre.

 

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