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Museo Adriano Bernareggi

LA PALA DI SAN BERNARDINO

Il capolavoro di Lorenzo Lotto al Museo Bernareggi - Natale 2025

Dove

Museo il Bernareggi- Piazza Duomo, 5

Descrizione

C’è qualcosa, nella Pala di San Bernardino, che continua ad affascinare l’uomo di oggi. Forse è il suo carattere informale, antiretorico; forse quel clima sospeso, come se qualcosa di imminente stesse per accadere — anzi, stesse già accadendo davanti ai nostri occhi — e invitasse a far parte della storia. Forse, ancora, è quell’aria di casa che percepiamo.

Tra i santi della pala che Lorenzo Lotto dipinge nel 1521 per la chiesa di San Bernardino si respira davvero un’aria di famiglia. C’è il piccolo Gesù, con quell’espressione un po’ insofferente di chi è stanco di stare in braccio: si raddrizza, puntando i piedini sul ginocchio della madre. Ci sono i piedi nudi e la manica scucita di san Giuseppe, e gli occhi socchiusi del vecchio sant’Antonio, che fatica a mettere a fuoco ciò che l’età rende sfumato. Sono scene rubate alla vita domestica, istantanee di quotidiano. Una sorta di foto ricordo scattata prima che si avesse il tempo di mettersi in posa o darsi un tono.

I quattro santi, ai piedi del trono, formano quasi una corona attorno a Maria e al Bambino. Sono lì per presentare le preghiere degli uomini, che l’angelo – come un solerte segretario – annota con pazienza sul grande volume, adattandosi a scrivere appoggiato al basamento del trono.

San Giuseppe, raccolto sul suo bastone, tiene lo sguardo basso, immerso nei suoi pensieri. Non è un uomo di molte parole: ha sempre preferito il silenzio, non per obbedienza ma per fiducia. Solleva il manto marrone per mostrare i piedi impolverati: è un falegname, lavora sodo e non bada agli abiti, tanto che una manica gli è scucita. Addossato al lato destro del trono, san Bernardino è interamente rapito dalla contemplazione del Bambino: ha occhi consumati dall’affetto, che cercano instancabilmente il volto del Salvatore. Dall’altro lato, san Giovanni Battista indica Gesù a sant’Antonio; il cartiglio avvolto intorno alla croce sembra quasi un fumetto: pare dirgli «Ecco l’Agnello di Dio». Come Bernardino, anche il Battista riconosce in quel Bambino la salvezza degli uomini. Curvo sotto il peso degli anni, sant’Antonio guarda con insistenza Maria e Gesù. Il suo sguardo non è quello adorante di Bernardino: è lo sguardo di chi cerca, di chi si protende e strizza gli occhi per penetrare il mistero del Dio fatto uomo. È l’uomo che cerca Dio.

In alto, sul trono, Maria sorregge con fermezza il Figlio e gli indica l’angelo che scrive. È il centro della scena. Indossa il rosso dell’amore, e ha l’aria semplice di una madre alle prese con un bambino vivace: il mantello blu le scivola dietro la schiena, il velo bianco le è caduto dal capo e si posa in modo un po’ scomposto sulle spalle. È una donna vera, forse un po’ impacciata nel ruolo immenso che le è toccato: madre di Dio, e insieme madre di ogni figlio dell’uomo.

Gesù Bambino ha uno sguardo leggermente annoiato, ma simpatico. Non sembra prendere troppo sul serio i suoi ospiti: sta bene in braccio alla madre, ma preferirebbe giocare piuttosto che ascoltare. Maria cerca di convincerlo ad accogliere le invocazioni che i santi presentano, così che l’angelo possa trascriverle sul grande libro della preghiera. Lei può intercedere — come a Cana — ma è il Figlio a esaudire i desideri nascosti nel cuore degli uomini.

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